Chi siamo

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UN NUOVO SPAZIO PER I PROFESSIONISTI DELLA SCUOLA NELLA REGIONE TRENTINO ALTO ADIGE

Inauguriamo un nuovo spazio per i professionisti della scuola della regione Trentino Alto Adige. Siamo un gruppo di docenti e dirigenti iscritti all’ADI, Associazione Docenti e Dirigenti scolastici italiani che vuole dare voce alle iniziative organizzate dall’associazione, dagli enti di ricerca nazionali e locali, dalle singole scuole coinvolte in progetti ritenuti interessanti e capaci di far riflettere sulle questioni più urgenti.

Perché un nuovo spazio? Non mancano di certo i luoghi virtuali o reali dove i professionisti del mondo dell’educazione possano esprimere le loro opinioni. Queste pagine sono però dedicate a coloro che intendono fare da raccordo fra quanto avviene a livello nazionale e internazionale con ciò che accade nei territori del Trentino Alto Adige.

Le tematiche che verranno affrontate da colleghi docenti, dirigenti, formatori saranno anche relative all’attuale fermento dovuto all’emergenza sanitaria, che ha sottoposto le comunità scolastiche non solo a ripensare spazi, didattica e uso delle tecnologie, ma soprattutto a considerarsi come servizio fondamentale per la crescita, lo sviluppo di un paese all’interno di una sana competizione internazionale.

Intervista ad Alessandra Cenerini, presidente ADI

Pubblichiamo l’intervista ad Alessandra Cenerini, presidente di ADI, in cui si illustrano gli obiettivi primari perseguiti dall’associazione per un reale cambiamento nel mondo della scuola.

Presidente ADI Alessandra Cenerini
  1. Quali sono le peculiarità di ADi rispetto alle associazioni di categoria presenti nel territorio nazionale?

ADi nasce alla fine del Novecento, agli albori del nuovo millennio, con tutto il carico di speranze e volontà di cambiamento che quel passaggio portava con sé. 

Nella scuola si era appena concretizzata l’autonomia scolastica, una riforma attesa da più di 20 anni.  Il primo disegno di legge risaliva infatti al 1978. Quattro ministri avevano tentato di vararla senza successo, finché  Luigi Berlinguer  riuscì a condurla in porto con l’articolo 21 della legge 59/97 e a precisarla e perfezionarla con il Regolamento dell’autonomia del 1999. 

Di quella riforma ADi ha fatto una sua bandiera e ne ha sempre rivendicato un’attuazione piena. A differenza delle organizzazioni sindacali e di quasi tutte le associazioni professionali tradizionali, ADi ha costantemente richiesto la decentralizzazione della gestione della scuola e del personale, al punto che, di fronte all’impossibilità delle scuole autonome  di emanciparsi dallo statalismo, ha elaborato una propria proposta di legge, gli Istituti Scolastici ad Autonomia Speciale, ISAS,  con la finalità di assegnare alle scuole, che intendano avvalersene, un’autonomia autentica ed incisiva ivi compreso il reclutamento del personale.

Un altro fattore che caratterizza in modo specifico ADI è la sua costante aspirazione a uscire da un asfittico clima provinciale, a collegare il locale e nazionale al globale. Questo  desiderio l’ha spinta ad intessere relazioni a livello mondiale, che ogni anno si concretizzano nel seminario internazionale di fine febbraio.

  1. Quali sono i temi cui ADi presta particolare attenzione e le posizioni imprescindibili dell’associazione rispetto ad essi?

 Uno dei temi su cui ADi è da tempo impegnata e sul quale ha recentemente  riacceso la propria attenzione è quello della costruzione di una leadership intermedia nelle scuole.  Una questione strettamente collegata all’autonomia scolastica. Lo stesso articolo 21 della legge 59/97 aveva previsto, al comma 16, che contestualmente al conferimento ai capi d’istituto della qualifica dirigenziale, fossero individuate ed istituite “nuove figure professionali del personale docente”. Una riforma lungamente contestata dalle organizzazioni sindacali, ma che oggi appare, a nostro avviso, improrogabile. 

Un secondo tema riguarda la lotta alla “bulimia” dei curricoli. Siamo assolutamente d’accordo con Dylan Williams che, nella primavera scorsa, ha solennemente affermato che I curricoli troppo pieni sono immorali”. Non pretendiamo come Howard Gardner  di buttare a mare il 90% del curricolo, ma, senza esagerare, possiamo cestinarne il 50%! Il nostro motto è “less is more”.

Una terza questione, su cui ADi si spende da anni, è il rinnovamento e valorizzazione dell’ istruzione professionale, che, proprio sull’esempio della Provincia Autonoma di Trento, stabilisca il superamento degli attuali Istituti Professionali Statali e la loro fusione con la formazione professionale regionale.

Un ultimo tema che avrei, in realtà, dovuto nominare per primo è il benessere a scuola, un obiettivo fondamentale in sé, ma anche precondizione perché tutti apprendano.  Quando dico benessere richiamo tantissimi elementi, ma mi limito ai fondamentali:1) l’apprendimento sociale ed emozionale ( Social and Emotional Learning, SEL), il pezzo mancante dell’educazione scolastica, che non può più essere trascurato; 2)  tempi distesi: abbiamo costruito, specialmente nella scuola secondaria, orari scolastici alienanti, da fabbrica fordista, con pause ricreative brevissime, che ignorano i tempi fisiologici di attenzione e concentrazione dei ragazzi; 3) ambienti di apprendimento accoglienti, che chiamano in causa una nuova architettura scolastica, su cui ADi lavora da tantissimo tempo, facendone  oggetto di elaborazione e comparazione nei suoi seminari internazionali; ADi ha anche tradotto, come strumento di indagine conoscitiva, il Programma di valutazione degli ambienti di apprendimento (LEEP) dell’OCSE.

  1. Quale può essere l’apporto originale di una regione come il TAA nell’Associazione?

Nutro la convinzione che per l’autonomia di cui gode il vostro territorio, per le esperienze costruite negli anni dall’IPRASE, per la particolarità della vostra formazione professionale e del vostro apprendistato possiate dare un contributo validissimo agli obiettivi che ADi persegue.

Sono molteplici le iniziative che potete intraprendere e che assumeranno una valenza nazionale. Perché non provare a discutere e fare approvare gli ISAS nella vostra Provincia Autonoma?

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