CONCLUSO IL SEMINARIO “RINASCITA DELL’ISTRUZIONE DOPO LA PANDEMIA”

Pubblichiamo l’editoriale che ha sancito la conclusione del seminario internazionale di ADI “Rinascita dell’istruzione dopo la pandemia” che quest’anno si è svolto in modalità a distanza.

Fra un grande entusiasmo e tantissimi apprezzamenti si è concluso il seminario internazionale ADi “Rinascita dell’istruzione dopo la pandemia”.

Alcune brevi riflessioni a conclusione di un incontro che ha gettato ponti e aperto l’orizzonte al futuro.

 LA “BATTAGLIA DEL DECENNIO”

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Nella costruzione di questo seminario ci ha guidato la convinzione che abbiamo nelle nostre mani “la battaglia del decennio”, per usare le parole di Michael Fullan, una battaglia spinta dall’esponenziale accelerazione tecnico-scientifica ( Intelligenza Artificiale e Neuroscienze), che già il Covid 19 ha fatto balenare. Non la battaglia del secolo o del millennio, che nella loro retorica non significano nulla, ma una trasformazione profonda che  in un breve arco di tempo rivoluzionerà i modi di apprendere e farà inesorabilmente  scricchiolare quell’organizzazione scolastica che ci insegue quasi immutata dal 1500, dai tempi della Ratio Studiorum dei Gesuiti.

PERCHÉ È URGENTE COMBATTERLA

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Perchè dobbiamo condurre e non subire questa battaglia ce l’ha ricordato Anantha Durajappah direttore dell’UNESCO MGIEP di Nuova Delhi. Secondo i dati OMS il 25% dei ragazzi in India tra i 13 e i 15 anni soffre di depressione, 800.000 giovani tra i 15 e i 29 anni si suicidano ogni anno. In Italia non si sta, percentualmente, molto meglio, secondo una ricerca del 2020 il suicidio è, in Italia, la seconda causa di morte dei giovani tra i 14 e i 18 anni. Gli studenti italiani hanno livelli di ansia scolastica più elevati della media OCSE, e secondo l’OMS lo ‘stress da scuola’ colpisce il 72% delle quindicenni e il 51% dei quindicenni italiani. Ce ne è abbastanza per “imbracciare le armi”!

DA DOVE COMINCIARE

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Dai ragazzi e dalle ragazze! Il coro è stato unanime: dare voce agli studenti, dare loro autonomia. Sanno fare cose incredibili e l’abbiamo visto: dalla quindicenne pakistana agli adolescenti di Radioimmaginaria, dagli studenti della neozelandese Albany School agli alunni della secondaria di 1° grado Mattarella di Modena, dagli studenti itineranti della Think Global school alle ragazze e ragazzi di LOL, Link Online Learners. Ma, come ci ha più volte ripetuto Claire Amos ( Nuova Zelanda), lo studio autodiretto funziona quando è sostenuto da: a) chiari obiettivi e aspettative, b) continui controlli e feedback, c) una struttura e ambienti di apprendimento adeguati. In breve quelli che Claire chiama enabling constraints, vincoli abilitanti. Autonomia come opposto di anarchia, che si salda con responsabilità e valutazione.

 COSA ASSUMERE COME PRIORITÀ

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Tutti i relatori, esplicitamente o implicitamente, hanno messo al primo posto quelle che chiamiamo soft skills, ma che il Direttore UNESCO MGIEP, ha ripetutamente indicato come super hard skills. Una priorità su cui saremmo tutti d’accordo se affrontassimo l’apprendimento su basi scientifiche, se fossimo consapevoli cioè di come avviene l’apprendimento, del flusso continuo fra emozionale e razionale che determina ogni comportamento e azione umana.

 FAR FIORIRE L’HUMANITAS.

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Una delle cose su cui François Dubet ha sempre insistito in tutti i seminari ADi è che tra le delusioni dello sviluppo della scuola di massa vi è quella che non ha creato cittadini più tolleranti, aperti e buoni. Le società stanno diventando più brutali, razziste e cattive. Per far sì che l’educazione contribuisca a far “fiorire l’humanitas” secondo Anantha Duraiappah occorre sviluppare contestualmente quattro competenze: mindfulness, empatia, compassion e indagine critica.  Competenze che non vanno apprese separatamente, ma che sono intrinseche al curricolo e a tutte le discipline

CHE FARE

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Il seminario ha dato molte indicazioni, tra cui sono fondamentali: creazione del benessere e di inter-relazioni positive, di ecosistemi di apprendimento, di curricoli snelli, con un numero limitato di discipline e progetti multidisciplinari ( se non ancora interdisciplinari), con blocchi orari suddivisi da ampi intervalli (tempi distesi), di ambienti di apprendimento con ampi spazi aperti, spazi di medie dimensioni e spazi per piccoli gruppi, ecc..

 NON UN SOLO METODO, MA TANTI

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Dal project based learning 

alla pedagogia digitale,

dallo story telling

alla gamification,

dall’oralità

alle applicazioni pratiche ecc….

IN CONCLUSIONE

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In conclusione abbiamo di che discutere, facendo tesoro delle relazioni che abbiamo intessuto. Uno dei suggerimenti fondamentali dateci dall’americano Nathan Strenge è stato l’importanza di riunirsi. Ora possiamo farlo facilmente anche online.

E lo si può fare a livello globale, nazionale o locale. La discussione e il confronto suscitano idee, generano azioni, danno reciproco sostegno.

E ricordiamoci : se è fantastico riunirsi in una grande comunità nazionale o globale, il cambiamento nell’istruzione avverrà a livello locale di scuola e di comunità . E’ quindi lì che dobbiamo impegnarci in primo luogo.

 E GRAZIE DI CUORE …………..

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  • Ai fantastici coordinatori delle due sessioni:

Maria Teresa Siniscalco e Lorenzo Benussi

  • Alle relatrici e ai relatori che hanno reso questo seminario ricchissimo di stimoli, di idee e pratiche innovative, aprendo ampi squarci sul futuro. Nell’ordine del programma:

– 1^ sessione: Jamie Steckart, Francesca e Marco di RadioImmaginaria, Nathan Strenge,  Cristina PozziLene Jensby Lange

– 2^ sessione: Claire Amos, Daniele Barca, Anantha Duraiappah,

Amna Habiba, Lasse Leponiemi

  • Alla collega, al collega e alla studentessa che hanno doppiato i relatori stranieri, rendendone piacevolissimo l’ascolto, rivelandosi  attori nati:

Alessandra Rucci ,Michele Gabbanelli, Maria Rita Litterio

  • Alle due colleghe che hanno curato le traduzioni

.          Carla Conti , Elena Balestrazzi

  • Ai due colleghi che hanno recitato le introduzioni

Marco Marconi e Andasavia Saponaro

E ora al lavoro……………….

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