Intervista ad Anna Laghigna

Pubblichiamo l’intervista alla prof.ssa Anna Laghigna relativa al suo metodo di insegnamento

Sono una docente di scuola secondaria di secondo grado. Attualmente insegno Lingua Inglese in un liceo di Udine. Sono anche formatore esperto in metodologie di didattica attiva e creativa supportate dalle tecnologie digitali.

1 – Puoi raccontarci qualcosa del tuo background e della tua esperienza professionale?

Mi sono formata partecipando a numerosi corsi di aggiornamento professionale e MOOCS dell’Università di Houston, Polimi, European School Education Gateway e European Schoolnet Academy, per la quale sono dal 2015 teacher trainer e pedagogical expert.

Le mie principali aree di interesse e ricerca sono il Digital Storytelling, il Project-based Learning, l’Inquiry-based Learning e webquest, Gamification e eCLIL.

Curo un blog English4U come portfolio professionale in cui in questi anni ho raccolto alcuni dei progetti multimediali realizzati con i miei studenti. Lo considero come una sorta di “giardino digitale”, ovvero un luogo virtuale in cui la creatività e l’immaginazione dei miei studenti sbocciano in bellissimi fiori digitali. È anche un luogo per celebrare i loro successi.

Ho inoltre realizzato un sito dedicato al Digital Storytelling che è a disposizione di tutti e che raccoglie i lavori realizzati da molti docenti che hanno seguito i miei corsi. Si chiama Narrare Digitale

2 – Puoi farci qualche esempio di attività didattiche che – nel quotidiano – intrecciano lingua, contenuti e ICT?

Per i docenti che come me insegnano una lingua straniera, l’obiettivo principale è aiutare gli alunni a raggiungere l’autonomia comunicativa. In ogni caso, non dovremmo mai dimenticare le lingue sono prima di tutto chiavi per comunicare con maggiore libertà. Attraverso l’insegnamento delle lingue possiamo sviluppare altre importanti competenze del 21 ° secolo, come la creatività, il Problem Solving, il pensiero critico e la collaborazione tra pari.

Questi ultimi non sono solo concetti astratti, ma competenze chiave da insegnare con un approccio integrato e trasversale. La nostra priorità come cittadini adulti dovrebbe essere quella di preparare i nostri ragazzi ad affrontare le sfide che li attendono in futuro – non solo nel settore lavorativo. Anche le competenze digitali e l’imprenditorialità hanno un ruolo importante.

La prima domanda che come insegnanti dovremmo porci è:

  • Come sto insegnando in questo momento?

Il mio insegnamento risponde alle esigenze e agli stili di apprendimento dei miei studenti? O è invece standardizzato e statico?

Il secondo interrogativo che  ne consegue è:

  • Come posso coinvolgere maggiormente i miei studenti nel loro apprendimento?

Come posso favorire l’assunzione da parte loro della cosiddetta “Learning Agency”?

Personalmente, ho cercato di sperimentare nuove metodologie di insegnamento e di apprendimento che fossero più incentrate sullo sviluppo delle abilità linguistiche degli studenti attraverso la creatività, il pensiero critico e la collaborazione tra pari.

Sono sempre stata appassionata di tecnologie per l’educazione. Tuttavia, ritengo che la tecnologia sia solo uno strumento e che “aggiungere” qualche supporto digitale alle nostre lezioni non sia sufficiente per far diventare i nostri studenti responsabili del proprio processo di apprendimento.

Ci vuole anche creatività! – Per citare Einstein: “La creatività è l’intelligenza che si diverte!

La nostra creatività rende la nostra vita più interessante e ci ispira a fare sempre meglio! Questo è vero per ogni essere umano, e ancora di più per i nostri giovani!

Purtroppo gran parte della loro innata creatività si perde lungo il percorso educativo. Se chiediamo ai nostri studenti solo di prestare attenzione alle nostre lezioni – per cinque ore e di rimanere seduti al loro banco, la scuola per loro finisce lì! E come potrebbe essere altrimenti?

Onestamente, non credo ci sia nulla di rivoluzionario nella metodologia che cerco di implementare in classe. Quasi la totalità dei docenti concorda sul fatto che il modo più efficace per insegnare è quello di incoraggiare gli studenti a scoprire e indagare i contenuti in modo autonomo, prima di fornire risposte standardizzate per tutti.

Come insegnante, cerco di farli lavorare in gruppo il più possibile!

Pur mantenendo un ruolo centrale in classe, cerco ogni volta che posso di “fare un passo indietro” e “dare loro la parola”. Cerco di alternare lezioni frontali con progetti più impegnativi in ​​cui impariamo tutti insieme attraverso la ricerca, la creazione e la condivisione di contenuti digitali, sia in classe che sulla nostra piattaforma di eLearning. Cerco di progettare attività rilevanti non solo per il curriculum, ma significative per la loro vita e per il loro essere adolescenti che condividono lo spazio ristretto di un’aula ogni giorno.

Cerco di insegnare con un approccio integrato e trasversale, fondendo molte strategie di insegnamento in base alle esigenze dei miei studenti al fine di incoraggiare l’apprendimento attivo.

La mia priorità è quella di progettare attività che siano coinvolgenti e motivanti per i miei studenti. Ho cercato così di passare dalle attività guidate solo dall’insegnante a quelle auto-condotte dagli studenti e di dare agli studenti voce e scelta il più spesso possibile.

In breve, cerco di coinvolgere gli studenti nel loro processo di apprendimento attraverso l’apprendimento basato sull’indagine e sul progetto. Li incoraggio a non perdere la loro innata curiosità e la capacità di porre domande, come spesso fanno quando tendono a studiare solo per ottenere un buon voto.

Non ho paura di usare gli smartphone nella mia classe. Spesso sono stati gli unici dispositivi che avevamo a disposizione in classe!

Penso che dobbiamo implementare la tecnologia nell’insegnamento e nell’apprendimento al fine di rendere i nostri studenti protagonisti attivi del loro apprendimento. In un mondo altamente digitalizzato come il nostro, chi non ha competenze digitali è svantaggiato.

Spesso, quando iniziamo a utilizzare gli strumenti digitali nella nostra classe, la prima osservazione che condividiamo è che i nostri figli sono “nativi digitali” solo per nome. Il termine …. Soffia nel vento … Ma è scritto nella sabbia!

In realtà, solo pochi di loro sanno usare la tecnologia per creare qualcosa che non sia una semplice foto o un selfie scattato sul proprio smartphone. Troppi ragazzi sono solo utenti passivi della tecnologia.

Essere attivi su WhatsApp, Instagram o altri Social non significa avere competenza digitale. Essere cittadini digitali implica saper utilizzare la rete in modo responsabile ed essere consapevoli dell’importanza di adottare comportamenti corretti sul web: ad esempio, gli studenti spesso ignorano le regole sul copyright e sulle licenze Creative Commons quando scaricano immagini, video, musica dal web; hanno bisogno di imparare a citare le fonti ed evitare il plagio; osservare la netiquette e combattere il cyberbullismo.

Devono essere cittadini digitali! Ma chi insegna tutto questo ai nostri figli?

3- E dunque come pensi che dovrebbe essere usata la tecnologia in classe?

In maniera integrata all’insegnamento, non fine a se stessa! La tecnologia è solo un contenitore – ampio e completo – ma pur sempre un mezzo che richiede un regista intelligente: essere un insegnante significa servire da mentori ai giovani e prepararli ad affrontare le sfide della loro vita futura.

La tecnologia offre molti vantaggi.

Innanzitutto è inclusiva: crea un ambiente meno competitivo per il lavoro di squadra e favorisce la collaborazione.

Cosa succede spesso nelle nostre classi?

Pochi studenti prendono l’iniziativa nel dibattito mentre molti altri tacciono, non perché valgono meno, ma solo perché sono più riservati.

L’apprendimento potenziato dalla tecnologia può dare voce a tutti gli studenti, anche a quelli con disabilità. È grazie a loro, in realtà, che ho iniziato a sperimentare e devo dire che i risultati sono stati sorprendenti!

Gli strumenti Web 2.0 consentono agli studenti di creare artefatti digitali belli e meglio curati anche nei contenuti.

La tecnologia offre ai ragazzi un “palcoscenico virtuale” in cui possono mostrare i risultati del loro apprendimento: possono condividere i loro prodotti digitali con una vasta comunità di persone, compresi genitori ed amici, e ottenere un feedback costruttivo dai compagni di classe per crescere insieme.

Allora perché non usarlo a scuola?

Perché non fare in modo che continuino ad imparare anche dopo il suono della campanella?

In realtà, queste idee non sono nuove se riflettiamo sulla differenza di prospettiva che è sempre esistita tra “studiare” e “apprendere“.

4- Come reagiscono gli studenti?

Bambini e ragazzi sono degli entusiasti per natura! Alcuni hanno paura della tecnologia, proprio come noi adulti! Ma cambiano atteggiamento quando vedono cosa possono creare con i media digitali.

Attraverso l’insegnamento potenziato dalla tecnologia sono più motivati ​​e desiderosi di essere coinvolti, apprendere e migliorare.

Capiscono che io stessa sto sperimentando e partecipano più attivamente: si aiutano a vicenda e apprezzano questo nuovo spirito di squadra che aiuta a compattare il gruppo. E’ naturale che la scuola per loro significhi anche socializzazione!

Ovviamente nessuno di noi ha una ricetta miracolosa!

Tutte le classi sono diverse e a volte può capitare che un progetto brillante, che ha prodotto ottimi risultati in una classe, non si riveli efficace in un’altra classe.

5 – Come sarà secondo te la scuola in futuro?

Bella domanda! 

Ci sono futuristi come per esempio Thomas Frey, convinti che nel prossimo futuro sempre più studenti seguiranno lezioni tenute da insegnanti assistiti da Intelligenza Artificiale. Forse gli insegnanti non saranno umani, ma bot sufficientemente smart da essere in grado di personalizzare i programmi didattici per ciascuno studente seduto davanti allo schermo.

Questo significa che noi insegnanti diventeremo obsoleti? Non penso proprio! Quel che è certo è che evolveremo fino a diventare progettisti e facilitatori di apprendimento.

Una cosa è chiara a noi insegnanti che trascorriamo tanto tempo in classe: i nostri studenti hanno diversi stili di apprendimento. Sappiamo che alcuni apprendono meglio con il lavoro di gruppo, altri sono a proprio agio con compiti individuali: mentre uno studente impara di più facendo, un altro potrebbe preferire leggere gli aspetti teorici. Ritengo che l’insegnamento diventerà sempre più personalizzato e che, seppur lentamente, stiamo già andando in quella direzione.

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