Sintassi e punteggiatura: norme, usi e stili nel corpus “Come cambia la scrittura a scuola” di Iprase

di Michele Ruele.

  • La ricerca

I dati che vengono qui illustrati e sui quali sono condotte analisi e interpretazioni sono ricavati dal corpus prodotto nel contesto della ricerca Come cambia la scrittura a scuola di Iprase. La ricerca, avviata nel 2017, è stata condotta in una prima fase da Chiara Motter e nelle fasi finali dallo scrivente, in qualità di docenti utilizzati, e da Elvira Zuin. I risultati sono in via di pubblicazione: già stampati il rapporto di ricerca e il primo volume di analisi e interpretazioni, è in via di pubblicazione anche il secondo volume di risultati, tutti per la cura di Elvira Zuin e dello scrivente. I volumi sono disponibili in cartaceo su richiesta presso Iprase, e in pdf nell’area Risorse > Pubblicazioni del sito www.iprase.tn.it.

Il corpus è costituito da 2928 compiti di prima prova di italiano dell’Esame di Stato – dal 2001 al 2016 –  raccolti, analizzati e interpretati sulla base di 28 tratti o fenomeni linguistici osservati con la collaborazione di insegnanti di italiano della SSSG e di esperti di area linguistica, organizzativa, statistica, informatica provenienti da vari enti, il coinvolgimento di quasi tutti gli istituti superiori trentini. 

Le domande di ricerca inizialmente erano: se cambia, come cambia la scrittura nella scuola, osservandola in un arco di quindici anni? Oltre a quello che già sappiamo, come interagiscono la scrittura a scuola e l’italiano contemporaneo? Si può creare un sistema automatico che fornisca i dati per trovare le risposte, interpretare i fenomeni, individuare nuovi ambiti di ricerca? Con il corpus costituito, come potremo poi procedere per studi futuri? 

Altre questioni attendevano risposte dalla ricerca. Davvero gli studenti usciti dalla scuola “non sanno più scrivere”? In che direzione va l’italiano? L’italiano scolastico ha sue peculiarità? E come si rapporta con l’italiano che sta fuori dalla scuola? L’italiano dell’uso medio o contemporaneo, con le sue tendenze, quanto e come influenza l’italiano che si studia e si usa nelle classi? Quali strumenti nuovi può predisporre la scuola per allinearsi con l’evoluzione linguistica e culturale? Come preserva il proprio ruolo di tutela e conservazione, nel contesto di un ambiente e di una cultura sempre più proiettati verso molteplici modalità di comunicazione ed espressione? Come si può insegnare meglio a scrivere?

I fenomeni o tratti indagati dalla ricerca, si diceva, sono 26 – alcuni però si sdoppiano perché sono complessi e composti di più dimensioni. 

Il sistema informatico, elaborato da ricercatori di FBK – Fondazione Bruno Kessler, ha estratto automaticamente alcune caratteristiche, per altre c’è stato bisogno del controllo di una squadra di professori correttori, per altre i professori hanno isolato i fenomeni manualmente grazie a una piattaforma di lavoro creata appositamente. 

Nel seguente elenco si possono trovare tutti i tratti oggetto di analisi; con A sono contrassegnate le ricerche automatiche, con S quelle semiautomatiche (che hanno avuto il controllo dei correttori), con M quelle manuali dei correttori.

TipoIDTrattoDescrizione
S1MonosillabiVocaboli monosillabi con l’accento sbagliato
A2ApostrofiUso scorretto dell’apostrofo per l’articolo «un»
S3MaiuscoleUso scorretto delle lettere maiuscole
A4«il»Uso scorretto di «il» (davanti a w-j-pn-ps)
S5Pronomi personaliAnnotazione di tutti i pronomi personali e dell’uso di «loro» con significato di «a loro»
S6«gli»Differenti usi di «gli», inclusi quelli scorretti
S7«questo»Annotazione di «quest*» quando si riferisce al contesto del discorso
A8Parole comuniParole generiche, come «bello», «brutto», «fare», «dire», «cosa»
S9Indicativo imperfettoDiversi tipi di imperfetto (al posto del congiuntivo, nelle frasi ipotetiche, ecc.)
S10GerundioDiversi tipi di gerundio
S11Indicativo presenteDiversi tipi di indicativo presente
A12«stare», «andare»Uso di «stare» e «andare» nella costruzione della frase
S13AffissiUso di affissi come «anti-», «-ismo», «trans-», ecc.
S14StatisticheConteggio di parole, frasi, periodi e frasi nominali
S15Connettivi 1Annotazione dei connettivi generici «che», «dove», «allora» e il loro uso corretto o scorretto
S16Connettivi 2Conteggio dei connettivi complessi come «nondimeno», «sebbene», «qualora», ecc.
S17PunteggiaturaAnnotazione dei segni di punteggiatura, con il relativo utilizzo (corretto o scorretto)
S18Connettivi a inizio fraseIdentifica «perché» e «quando» a inizio frase, con l’annotazione del loro utilizzo
S19Registro informaleEstrazione di un elenco di forme tipiche del parlato («della serie», «tipo», «troppo forte», ecc.)
S20AnglicismiEstrazione dei termini derivati dalla lingua inglese, adattati e non
S21Politicamente correttoUso di termini politicamente corretti («ministra», «sindaca», ecc.)
S22PolirematicheEstrazione delle espressioni formate da più parole (polirematiche)
S23PlastismiEstrazione delle espressioni abusate e prive di originalità
M24DislocazioniAnnotazione delle dislocazioni destre e sinistre
S25Frasi scisseAnnotazione delle frasi scisse
S26«li»Annotazione della parola «li» e relativo uso corretto/scorretto dell’accento
A27«d» eufonicaAnnotazione della «d» eufonica prima di una parola che inizia per vocale
M28Altri trattiAltri fenomeni linguistici rilevanti non definiti dai precedenti tratti

Occorreva assumere giuste posizioni di osservazione e scegliere strumenti di analisi e interpretazione oltre agli opportuni punti di riferimento, che hanno fatto da linea conduttrice per la scelta dei tratti da indagare e ancor più, in seguito, per accostare la grande mole di dati scaturita dai calcoli e dalle annotazioni. Cosa che è stata possibile fare grazie a una convenzione tra Iprase e Accademia della Crusca, in particolare con la supervisione della professoressa Carla Marello.

Nel suo articolo del 1985 L’italiano dell’uso medio: una realtà tra le varietà linguistiche italiane Francesco Sabatini, definiva con l’espressione dell’uso medio l’italiano caratterizzato da una serie di tratti che, un tempo esclusi dallo standard, erano ampiamente diffusi e accettati da tutti i parlanti, e nei quali era diminuita la distanza tra scritto e parlato. I 35 tratti osservati erano raggruppati in campi che comprendevano fonologia, morfologia e sintassi, lessico.

Nei testi di divulgazione il concetto di italiano dell’uso medio è stato spesso utilizzato come sinonimo di italiano neostandard, espressione coniata da G. Berruto nel 1987 per definire una lingua nella quale erano entrati costrutti e forme, per lo più tipici del parlato, che non facevano parte della “norma” codificata nelle grammatiche ma erano ampiamente utilizzati nella comunicazione e nell’uso comune. E se per vari aspetti le due definizioni possono essere assimilabili – sono coeve, prendono in esame tratti simili, poggiano entrambe sull’assunto che la lingua è in evoluzione continua e lo studioso deve analizzare i fenomeni per renderne consapevoli i parlanti – per altri aspetti si possono considerare complementari. Il concetto italiano dell’uso medio può risultare più funzionale ad accompagnare nel tempo l’evoluzione della lingua e a cogliere gli elementi in corso di ri-standardizzazione perché identifica una varietà linguistica, ma al contempo ne dichiara il possibile superamento proprio in quanto ancorata all’uso, mentre il neostandard, cheha assunto nel tempo l’accezione di lingua regolata, seppure in modo diverso rispetto al passato, appare più utile quando si vogliano confrontare sistemi di norme, colti nel momento in cui si stabilizzano.  

In ogni caso è da rilevare che entrambe le concettualizzazioni hanno costituito il riferimento fondamentale per gli studiosi che dagli anni Ottanta in poi si sono occupati dell’evoluzione della lingua. 

Tra questi, per Come cambia la scrittura si è scelto di fare riferimento, in particolare, agli studi di Paolo D’Achille, che, pur partendo dai concetti e dalle definizioni di italiano dell’uso medio e neostandard, ne ha considerati altried approda poi all’espressione italiano contemporaneo, da lui stesso coniata per delineare i caratteri di una lingua che era ulteriormente cambiata rispetto agli anni Ottanta del Novecento. D’Achille, inoltre, ancorché riconduca anche i propri studi alle teorizzazioni di Sabatini e Berruto,  raggruppa in modo parzialmente diverso i tratti evolutivi già individuati e ne riconosce di nuovi, in particolare quelli attribuibili a fattori esterni (il diverso quadro storico-politico, nazionale e internazionale; alcune importanti trasformazioni sociali, tra cui l’immigrazione; la crescita di peso di vecchi e nuovi media e la nascita di nuove forme di comunicazione, in particolare quella digitale) che hanno importanti effetti anche sul piano linguistico. Rileva, e questo è da tener presente nel caso di una ricerca sulla scrittura scolastica, come, a differenza che per la lingua d’uso orale o trasmessa, sia difficile individuare nella scrittura le effettive novità sul piano strutturale, soprattutto morfosintattico e testuale, perché in questi ambiti il mutamento linguistico si coglie solo o soprattutto sul medio e lungo periodo.

Dato questo quadro di riferimento teorico, in generale, le analisi del corpus mettono in rilievo i seguenti aspetti:

  • com’era prevedibile, non tutte le ipotesi sono state confermate, non tutte le tendenze previste si sono rivelate consolidate;
  • in generale non vi sono differenze molto significative nel lasso di tempo considerato, il che potrebbe deporre a favore di un certo consolidamento generale della lingua scritta in ambito scolastico e dei corrispondenti aspetti emergenti dell’italiano dell’uso medio;  
  • la sintassi tende a semplificarsi, o meglio la subordinazione tende a divenire più semplice, soprattutto attraverso la composizione di periodi con poche frasi e dipendenti solo di primo livello e subordinate “deboli” come le relative; ma è vero anche che ciò non necessariamente inficia la coesione e coerenza dei testi, che tendono a realizzarsi da una parte con nessi di tipo implicito e dall’altra con legami di tipo analogico o intuitivo; 
  • se il che “polivalente” non sembra aver mai attecchito, è in espansione il dove “tuttofare” o “polivalente”; regrediscono le congiunzioni più rare (talché, giacché…) e se affinché e sebbene resistono, le loro funzioni e il loro uso logico-sintattico è poco consapevole;
  • la punteggiatura è molto standard, poco piegata a diversità stilistiche e fini espressivi, spesso incoerente o poco sorvegliata (soprattutto le virgole); i due punti e sopratutto il punto e virgola sono poco usati e in arretramento;
  • gli studenti non osano, puntano a una lingua tutto sommato media, formale, senza forti escursioni; non si può parlare di deciso avvicinamento al parlato, in quanto gli studenti utilizzano una prosa tradizionale, con molti aspetti di “norma sommersa”; anche le frasi fatte (prese da giornali o manuali scolastici) cui fanno ricorso sembrano manifestare la convinzione che elevino il registro della composizione;  
  • si rileva buona padronanza grafica degli anglismi e non si notano, tranne che in casi assai rari, scelte derivate dagli usi digitali della comunicazione (simboli matematici, k in vece di ch, nn invece che non…); vi sono, invece, come da previsione, usi indebiti o espressivi delle maiuscole, gestione dei dubbi negli apostrofi con eliminazione dell’elisione e dell’apocope (una anima, invece che un’anima, quale invece che qual), usi indebiti degli accenti; 
  • si sono consolidate tendenze dell’italiano contemporaneo nell’utilizzo degli articoli, dei verbi, dei pronomi personali, con semplificazione dei sistemi e adozione di usi comunicativi diffusi come l’ampia presenza di questo come pronome o come incapsulatore;
  • la sintassi preferita è quella periodica, ma non ben dominata e molto semplificata, molto affidata a connettivi diretti o semantici; la sintassi spezzata entra in modo “naturale” nelle frasi ma non è usata pienamente (per esempio l’utilizzo di frasi nominali o del punto dinamizzante).

Nel generale processo di semplificazione sia della morfologia flessiva, sia della sintassi testuale, si vede in ogni caso prevalere lo stile caratterizzato da verbi coniugati e connettivi espliciti, rispetto ad alcuni strumenti espressivi e di architettura testuale di cui è evidente che gli studenti pure avrebbero bisogno, perché tendono ad utilizzarli senza padroneggiarli; sono quegli strumenti che fanno parte ormai dell’armamentario della lingua contemporanea e che sono meno presenti nei temi di quanto non lo siano nei testi scritti dell’italiano contemporaneo, a segnare una distanza o una resistenza dell’italiano che si fa a scuola rispetto a quello che esiste nei giornali e nella saggistica: o perché poco insegnati, o perché stigmatizzati da “norme sommerse” tipiche della scuola. L’adesione al modello tradizionale di prosa saggistica, certamente dovuta principalmente al fatto che la tipologia espositivo-argomentativa richiede di per sé molta attenzione alla formalizzazione, può anche significare altro. La presenza di formalizzazioni alternative, pur consuete e considerate accettabili nell’italiano extrascolastico della medesima tipologia testuale, sembra discendere non tanto da una scelta quanto da adozione inconsapevole di forme linguistiche cui si è esposti quotidianamente. In altri termini, mentre nel caso dell’adesione al modello tradizionale (e per il suo consolidarsi nel tempo), è indubitabile che vi sia un indirizzo didattico, nel caso delle formalizzazioni alternative, si può ipotizzare che siano dovute ad operazioni spontanee, poco permeate di consapevolezza, quindi che l’educazione linguistica si basi più sulla sanzione che sulla proposta di diversità e gamme di scelta.

  • Aspetti di sintassi e testualità: Sintassi, coesione e coerenza

La frase tende a espandersi e strutturarsi con varie strategie dinamizzanti e a costruirsi in due modi: per progressione sommativa o accumulativa (spesso denunciando scarsa pianificazione) oppure per legami coesivi impliciti affidati a transizioni ellittiche, o impressionistiche, o granulari, o a flusso. Oltre la frase, questi sono fenomeni che riguardano anche periodi, paragrafi e l’intero testo. Sono coinvolti la punteggiatura, la struttura delle frasi, i procedimenti di coesione, l’uso delle congiunzioni e della subordinazione.

La sintassi ha caratteristiche contraddittorie: la prassi scolastica esalta lo stile “periodico”, ma i ragazzi faticano a reggerlo (sia sul piano strettamente grammaticale sia su quello della costruzione logica), mentre dimostrano di essere alla ricerca di strumenti che pertengono anche allo stile “spezzato” e nominale, che però ha poco spazio nelle dinamiche di insegnamento e apprendimento. La sintassi “periodica” ricca di subordinazione e dagli enunciati distinti e collegati da connessione semantica, parallelismi e logica esplicita è quella che gli insegnanti propugnano. Gli studenti non la dominano più bene e il loro pensiero avrebbe bisogno anche di sintassi spezzata: ne esce spesso una scrittura trascurata e difficoltosa. Lo confermano i dati e le analisi riguardo, per esempio, agli usi di affinché e sebbene, delle subordinate finali e concessive: in particolare riferendoci alle concessive, la semantica e la meccanica della subordinata sfuggono ormai praticamente alla totalità degli studenti, sia per quanto riguarda la funzione logica, sia per l’uso grammaticale, soprattutto l’uso del congiuntivo. 

Sono confermate anche l’attenzione da parte degli studenti al controllo “locale” e la tendenza “pragmatica”: per esempio, anche l’uso del dove “polivalente” sembra spesso essere attratto da una funzione deittica. 

Sarebbe necessario, sul versante didattico, insegnare meglio la sintassi periodica, con una riflessione sulla lingua basata sull’esercizio e sui fenomeni concreti di coesione, coerenza e logica, e sull’induzione, lavorando di più sulle funzioni logiche e testuali; ma far apprendere anche le procedure della sintassi spezzata e delle tendenze della lingua contemporanea in generale. Questo in un quadro di maggior attenzione ai fenomeni della testualità.

Lo “scritto scolastico” è comunque molto popolato di connettivi indiretti e semantici, abbastanza ben usati. È esperienza comune che nell’insegnamento prevalgono, effettivamente, le relazioni di connessione, come chiave della coesione, mentre le relazioni di rinvio sono trascurate.

Scompaiono le congiunzioni rare (talché, giacché…), sono in ritirata sebbene e affinché. Entrambe queste ultime, come si accennava, sono usate con grandi difficoltà di costruzione (l’uso del congiuntivo) e di funzione logica, tanto che, laddove sono usate, sono spessissimo snaturate (soprattutto la concessiva).

Gli studenti hanno scarsa confidenza con la dimensione del testo. Concentrati sugli elementi locali e sulla coerenza degli elementi vicini, hanno pochi strumenti generali e testuali. Li cercano ma non li trovano. I contenuti dell’esercizio e della riflessione linguistica devono essere profondamente rinnovati, nella pratica dei docenti e nella disponibilità di strumenti, a cominciare dall’impostazione della stragrande maggioranza dei manuali. In questo senso, sono preziosi, anche per l’insegnamento, gli indicatori della griglie di valutazione nazionali della prima prova dell’Esame di Stato riformata dal 2019, i contenuti dei documenti del gruppo guidato da Luca Serianni incaricato della proposta di riforma, i contenuti delle Indicazioni nazionali, i quadri di riferimento Invalsi (solo per le competenze di comprensione).

Il che cosiddetto polivalente non ha quasi spazio. Invece, si afferma il dove tuttofare, che prende il posto di “in cui” o “quando” o perfino “che”. Non è solo il quasi innocuo «il romanzo dove» oppure «le occasioni dove…» attestato anche in Manzoni, ma è «il periodo dove», «la società dove», «la seconda guerra mondiale, dove…».

Le frasi nominali assumono funzione espressiva e testuale, per esempio di segnalazione di inizio di una sequenza testuale, oppure di svolta dell’argomentazione. Ma rispetto a quanto tali strutture sono frequenti in altri corpora e nei testi normalmente a disposizione del pubblico (giornali, narrativa, scritture professionali), nel nostro corpus sono usate molto poco. Torniamo al discorso già accennato: la scuola è estremamente conservativa e tende alle strutture coniugate e periodiche.

Gli studenti tendono per un verso all’atomizzazione, a circoscrivere i punti, a enfatizzare ogni elemento o costituente, dall’altro verso a collegare le diverse bolle enunciative con fili cataforici, con parole chiave, con ripetizioni e rimandi. Questo prevederebbe esperienze di lettura e apprendimento, e strumenti stilistici che poche volte vengono formalizzati: è necessario che la scuola li offra. Punti dinamizzanti, virgole splice, sintassi frantumata, stile nominale, frasi nominali sono nei giornali, nella saggistica, nella narrativa; sono strutture che si ritrovano anche nelle serie tv e nei videogiochi (la frase o la struttura cliffhanger, per esempio). Non parliamo solo di prodotti pop o poco sorvegliati, stanno anche nella saggistica migliore.

Punteggiatura

Dominano punti fermi e virgole. Dal punto di vista statistico il resto dell’interpunzione è in disarmo. È forse l’unico fenomeno per cui si rileva una dinamica di cambiamento significativa negli anni, anche rispetto ad altri fenomeni che sono stabili nel periodo coperto dal repertorio, dal 2001 al 2016: il punto e virgola arretra sempre di più, i due punti sono tendenzialmente sostituiti dalle virgole. L’uso espressivo – in maniera consapevole – della punteggiatura è scarsamente praticato.

I punti spezzettano la sintassi, per quanto non in maniera così massiccia come si potrebbe prevedere; gli studenti cercano la funzione dinamizzante del punto fermo, ma senza esagerare. Le virgole sostituiscono il resto dell’interpunzione, e le virgole tuttofare popolano frasi costruite molto spesso come flussi poco gerarchizzati. 

  1. Esempi e dati

Congiuzioni meno frequenti

Le congiunzioni prese in esame sono: sebbene, affinché, nondimeno, qualora, giacché, sicché, quantunque, talché.

Le tendenze da verificare riguardano

  • la riduzione, sul piano sia quantitativo sia qualitativo, delle congiunzioni tipiche dello scritto tradizionale
  • la semplificazione sintattica.

Il tratto, nella tabella riassuntiva, è il numero 16. La rilevazione è stata completamente automatica.

I numeri assoluti delle occorrenze sono i seguenti:

Tabella 1 – Occorrenze

Anno scolastico2000-2001508 compiti2003-2004480 compiti2006-2007482 compiti2009-2010489 compiti2012-2013512 compiti2015-2016496 compiti
Sebbene131212191433
Affinché171636182618
Qualora226940
Giacché015100
Nondimeno000000
Talché000000
Quantunque000000
Sicché 000000

I dati ci consentono di affermare che resistono, nell’uso scritto, sebbene e affinché. Si tratta di numeri comunque esigui: in rapporto al numero dei compiti, e su base annua si va da una presenza di sebbene dal 2,5% al 6,6 %, e di affinché dal 3,3% al 7,6%. 

È la conferma della tendenza generale alla semplificazione e a uno stile che si allontana sempre più da quello “periodico”; al contempo, si conferma la tendenza a un uso sempre più moderato delle congiunzioni subordinanti. 

Tra le due, sebbene mantiene la sua presenza anche nel parlato, mentre affinché è tipicamente scritto: «Affinché ha il vantaggio su perché di avere esclusivamente valore finale, ma è di uso quasi soltanto scritto» (Serianni 1989, p. 582). 

Affinché gode di successo, tra gli studenti e i professori, anche per l’abitudine all’uso nei licei dove si traduce dal latino e dal greco: nella traduzione, molti professori preferiscono ancora che nella lingua d’arrivo venga esplicitata la marca “finale” con affinché ad aprire una proposizione esplicita, anche dove sarebbe più indicato l’uso del perché (o di a oppure altre forme) e perfino del per in un’implicita; l’uso del perché finale, più moderno e adeguato ai tempi, gode di scarsissimo favore. 

Tra le altre congiunzioni “rare” si mantengono scarsamente in vita qualora e giacché

Irrimediabilmente uscite dall’orizzonte della prosa scolastica appaiono per parte loro nondimeno, talché, quantunque e sicché

Se scorporiamo i dati per tipo di scuola, nei licei sebbene e affinché sono più usati che nei tecnici e nei professionali (nei licei l’uso è quasi sempre sopra la media, nei tecnici e nei professionali sotto la media); giacché è usato solo nei licei (una sola occorrenza in tecnici e professionali). I professionali usano di più le congiunzioni subordinanti, rispetto ai tecnici. Nei tecnici e nei professionali, le altre congiunzioni rare osservate, al di fuori di sebbene e affinché, sostanzialmente non esistono.

«Sul piano concettuale, una finale tipica esprime un fine. Il fine non è un tipo di causa. Ma un motivo che spinge un agente a compiere un’azione, e in particolare un motivo prospettico che coincide con il contenuto di un’intenzione. Nella finale tipica, la principale esprime un’azione e la finale esprime il contenuto di un’intenzione» (Prandi 2010)

Di ciò hanno parlato alquanti cantanti intervistati, affermando che sentire il tuo nome gridato da diecimila persone, percepire l’adrenalina salire, sono sensazioni indimenticabili. Quindi cerchi di dare, sopra il palco, il meglio di te stesso, affinché i tuoi “fans” non rimangano delusi. 2164 (2001, articolo, Liceo delle Scienze Umane))

Nonostante siano stati raggiunti tutti questi importanti traguardi, non si è ancora arrivati alla stesura di una Costituzione comune a tutti gli stati membri dell’UE, ed è proprio su questo punto cruciale, che i capi di Stato e le autorità politiche stanno lavorando attivamente, nel tentativo di dare la “sicurezza” di poter contare su un documento fondamentale, unico e uguale per tutti i cittadini europei, affinché possano essere tutelati o giudicati, sulla base di una legge unica e uguale per tutti. 1094 (2004, articolo, Istituto Tecnico Tecnologico) 

L’amicizia va consolidata nel tempo, nella vita dobbiamo essere noi a guidare questo legame, capire cosa cerchiamo nell’amicizia affinché questa risulti come noi la intendiamo. 1464 (2004, saggio breve, Istruzione professionale)

Nella letteratura ci viene dato un esempio con la volpe de “Il piccolo principe”. Affinché il padrone non sia una persona come tante altre, egli deve addomesticare l’animale. 2959 (2004, saggio breve, Liceo Scientifico)

I dati che l’astronauta italiana e i suoi colleghi hanno raccolto saranno disponibili solo tra qualche mese, si trovano attualmente in mano agli scienziati affinché vengano analizzati nel dettaglio. 1817 (2016, articolo) Istituto Tecnico Economico Turistico

Se è vero che in generale ci sono aree di sovrapposizione e interferenza fra la funzione oggettiva e finale (si veda per es. Serianni 1989, p. 550), tanto più nella pratica scolastica tale sovrapposizione emerge, frequentemente con forzature e abusi (si potrebbe ipotizzare un’interferenza, nei licei, che deriva dalla pratica della traduzione dal latino, in cui l’errore o l’abitudine di tradurre anche gli ut oggettivi con affinché non sono ancora scomparsi: oro / interrogo ut vengono tradotti, male, con “prego, chiedo affinché”).

La partecipazione internazionale in questo ramo di ricerca fornisce speranze affinché gli investimenti effettuati portino a risultati considerevoli. 2681 (2013, saggio breve, Istituto Tecnico Tecnologico)

Nel periodo della seconda guerra mondiale, la politicizzazione della scienza raggiunse il suo culmine. Inoltre si è asserito, che furono per lo più i fisici profughi dai paesi fascisti, a premere sui governi inglese e americano, affinché venisse costruita un’arma nucleare. 1232 (2001, articolo, Liceo Scientifico)

«Le frasi cosiddette finali, o almeno alcune di esse, si prestano a esprimere relazioni più o meno diverse dal fine inteso come motivo prospettico dell’azione umana» (Prandi 2010). Inoltre «A partire dalla distinzione tra cause e motivi, il fine trova posto tra i motivi: si tratta del motivo che coincide con un progetto dell’agente stesso, proiettato nel futuro» (Prandi 2010b). Queste diverse funzioni, non strettamente “tipiche” della finale molto marcata com’è quella introdotta da affinché, sono molto usate: sia per sopperire al venire meno di strumenti espressivi (l’uso di causali o di altri modi per esprimere fini e motivi), sia per un uso “logico” del rapporto fra eventi e risultati oppure fra intenzioni e risultati. 

Tra questi usi è notevole quello della finale con affinché per collegare esiti e condizioni iniziali necessarie o presupposti, a volte con l’aiuto di sostantivi incapsulatori come motivo, principio, fattore, soluzione ecc.; o tramite procedimenti “nobili” come i gerundi o le finali implicite (vedi 2476). 

La giustizia infatti è utile affinché possano tradursi in realtà tutti gli interessi particolari, dei singoli individui e non solo quelli di una esigua parte di società. 2241 (2007, articolo, Liceo Scientifico) 

Affinché questo avvenisse era necessario che si realizzassero due premesse…2079 (2010, saggio breve, Liceo Scientifico)

Prima di addentrarci nell’esposizione dei risultati delle indagini fatte per scoprire se sulla Terra vi siano mai state forme di vita aliene e quindi di dimostrare che non siamo soli nell’Universo bisogna capire quali siano le condizioni necessarie affinché possano nascere esseri viventi su un pianeta. 2080 (2010, saggio breve, Liceo Scientifico)

Non sempre l’uso di affinché implica consapevolezza e pianificazione; nemmeno garantisce linearità logica e semantica. 

In questi tre versi il poeta si riferisce agli ammonimenti della madre, la quale, poiché era stata abbandonata dal marito, intimava il figlio affinché non crescesse simile a lui. 2294 (2016, saggio breve, Liceo Scientifico)

A questo proposito si è cercato di rendere l’atmosfera più somigliante possibile a quella che si assaporava nelle piazze di un tempo, affinché emerga nel cuore delle persone l’immagine di una piazza come quella descritta da Gropius… 1120 (2001, articolo, Liceo delle Scienze Umane)

Già dagli scritti seicenteschi di Galileo, si può capire che la scienza moderna cerca di interpretare la realtà attraverso un linguaggio matematico, considerato puramente perfetto, affinché si riesca a prevedere il comportamento di determinati elementi per mezzo di leggi di tipo empirico. 1343 (2007, articolo, Liceo Scientifico) 

Affinchè i diritti vengono rispettati la legalità è un principio secondo cui nessuno può essere punito per un fatto che non sia previsto come reato dalla legge. 1495 (2007, saggio breve, Istruzione Professionale)

Punteggiatura

I fenomeni rilevanti, nell’analisi dell’interpunzione, sono i seguenti.

  • I segni di interpunzione, e soprattutto la virgola, servono sempre di più per isolare gli enunciati. Si tende a costituire blocchi informativi, e la punteggiatura o si piega a questa funzione (di solito a livello di separazione di enunciati brevi) o sostanzialmente scompare (quando l’enunciato si allunga e dà luogo a sequenze “fuse”).
  • Un’altra funzione svolta dai segni d’interpunzione è quella dell’enfasi.
  • Le virgolette ad apice sono prevalenti, quelle basse sono pressoché inesistenti.
  • Più che omissioni davanti alle relative esplicative, come segnalano Serianni e Benedetti (2008), pare che ci siano incertezze nella collocazione della virgola in generale davanti alle relative. Spesso l’errore è di ipercorrettismo, per eccesso, e la virgola davanti alle relative limitative viene collocata per separare gli enunciati e per una scarsa abitudine alla funzione di una subordinata pur semplice come appunto la relativa. 
  • La semplificazione del sistema è evidente, sono in regressione due punti e punto e virgola; spadroneggiano virgole e punti.
  • Parentesi e, meno frequentemente, lineette sono usate, soprattutto nelle frasi lunghe, per stabilire ulteriori livelli di specificazione con gli incisi e per compensare il sovraccarico cognitivo e la scarsa pianificazione.
  • Sono frequentissime le infrazioni della virgola del tipo “che apre e chiude” secondo la definizione di Simone (1991).
  • La virgola fra soggetto e predicato è frequente, dimostra di essere un uso che rientra nei fenomeni specificati sopra, ed è spiegabile anche come scelta a livello testuale ed espressivo.
  • La punteggiatura, in generale, non è percepita in funzione sintattica (né prosodica), ma viene usata con valore pragmatico e metatestuale.
  • La sintassi tende alla frammentazione, e la punteggiatura segue la tendenza, ma non sono tanto rilevanti quanto ci si aspetterebbe fenomeni come la frantumazione con il punto fermo o l’uso del punto dinamizzante. La tradizione scolastica spinge ancora verso lo stile periodico. D’altra parte, dove c’è, la frammentazione con il punto non ha quasi più valore dinamizzante ma diventa un fenomeno normale.
  • La media della lunghezza delle frasi è intorno a 25 parole (punteggiatura compresa), cosa che corrisponde a quanto rilevato in corpora di articoli e saggistica; mentre in narrativa ci si avvicina anche alla media di 10 parole.
  • La riduzione della punteggiatura al punto e alla virgola si accompagna alla semplificazione sintattica.
  • Lo stile tende a essere sintetico e a giocarsi sugli impliciti, la coesione tende alle ripetizioni, alle riprese, alle anafore, più che a legature come quelle dell’interpunzione e dei coesivi semantici; a volte (tralasciando le inadeguatezze dovute a scarsa competenza) anzi gli usi sono “antisintattici”.
  • È evidente la difficile gestione della complessità, soprattutto nelle frasi lunghe.
  • Il punto prende il posto della virgola, ma ancora di più la virgola prende il posto del punto: in questo la scrittura scolastica non segue i moduli à la page dei giornali e della narrativa.
  • Le virgole tendono a estrarre segmenti, di solito brevissimi.
  • C’è un uso iper-estensivo della virgola splice o multifunzione; le virgole in serie non servono, come si può fare a livello stilistico, per creare effetto di parlato.
  • Si cerca il risalto oppure si creano frasi “a flusso”, si cancellano i presupposti gerarchici della frase unitaria.
  • Non si registra un fenomeno di frequenza particolare degli a capo. Anzi, la gestione dei capoversi e paragrafi è deficitaria, e piuttosto gli studenti tendono a non andare a capo. Sempre di più, il finale di capoverso apre con una frase “trampolino” al successivo.
  • Spesso, i problemi di controllo della punteggiatura derivano da scarsa progettazione e direzionalità, e dall’abitudine a non rileggere e a non fare revisioni.

In assoluto, l’utilizzo sui 2928 compiti complessivi ha queste cifre (escludiamo il punto e la virgola, ovviamente usati in tutti i compiti):

Punti esclamativi

  • 409 compiti con punti esclamativi (13,96 % dei compiti ha punti esclamativi)

Virgolette

  • 343 compiti senza virgolette (88,28 % dei compiti ha virgolette)

Le virgolette sono quelle ad apice: le virgolette basse sono rarissime, gli studenti che le usano sono poche unità. Sono usate per marcare singole parole o espressioni, per i titoli (rarissimo l’uso di una sottolineatura a richiamare il corsivo oppure di una grafia corrispondente al corsivo in scrittura mano), per le citazioni, per il discorso diretto.

Trattino

  • 409 compiti con trattino (13,96 % dei compiti ha trattini). Il sistema non ha fatto distinzione fra trattino doppio (a inizio e fine inciso) e trattino singolo (entrato per influenza delle abitudini interpuntorie angolosassoni).

Quasi mai, come si vedrà, l’uso è all’interno della frase (doppi trattini): si usa per lo più il trattino singolo negli incipit dell’articolo di giornale.

Puntini di sospensione

  • 402 compiti con puntini di sospensione (13,72% dei compiti ha puntini di sospensione)

391 volte si usano tre puntini, 11 volte quattro puntini.

Due punti

  • 559 compiti senza due punti (80,90% dei compiti ha i due punti)

Punto e virgola

  • 1212 compiti senza punto e virgola (58,60% dei compiti ha il punto e virgola)

Punto di domanda

  • 1483 compiti con punto di domanda (50,64% dei compiti ha il punto di domanda)

Riassumiamo, per creare una cornice di riferimento, i dati relativi alla lunghezza delle frasi. 

Nelle seguenti tabelle sono riportate le medie del numero di parole per frase (inclusa la punteggiatura)

Anni

200120042007201020132016
25,1725,7626,2824,4325,8526,78

Scuole

LiceiIstruzione professionaleIstituti tecnici
25,6325,7626,28

Generi testuali

ArticoloSaggio breve
24,7726,03

In senso longitudinale, non pare che si possa individuare una chiara tendenza all’allargamento o al restringimento delle frasi; i licei prediligono frasi un po’ più brevi; l’articolo ha frasi più brevi del saggio breve.

Isolate le frasi più lunghe del corpus, possiamo puntare l’attenzione sull’uso della punteggiatura.

Le frasi più lunghe sono dovute molto spesso a una sintassi caotica e a una pressoché totale mancanza di padronanza delle minime capacità testuali. Numericamente, rispetto al corpus, fenomeni come questo non sono la norma, ma l’eccezione: per questo le registriamo – e ne offriamo qui un saggio – ma non ne facciamo oggetto di indagine. 

1644, 03-04, istituto tecnico, saggio breve

Io sostengo che per molti miei coetanei, come per persone più avanti negli anni non interessi molto quello che succede nell’ambiente circostante, se non quando c’è da protestare per una guerra che tale non è o per un economia in stallo in quasi tutta europa spinti da una politica campata in aria che non è seguita da un progetto, ma è strumento demagogico in tutta europa, bisogna giungere a un compromesso, dar voce all’europa e agli europei, allora anziché “lottare” con “falce e martello” nascoste sotto l’arcobaleno della Pace, termine ormai strumentalizzato che pare aihmè ancora distante (dalla realtà), si accantonino pregiudizi e antilesionismo e magari qualche gelosia, dando voce alla Democrazia, valutando con cognizione il problema e portare idee nuove laddove i Governi non arrivano, le opposizioni devono essere stimolo per la maggioranza e non calugnatori di ciò che di buono i Governi operano, come questi ultimi devono ascoltare la voce del popolo e cambiare rotta se questo è nell’interesse pubblico e dei cittadini.

739, 2012-13, istituto tecnico

Il primo relatore, Rossi Davide, ha introdotto l’argomento spiegando che molti anni siamo rimasti all’oscuro del funzionamento del cervello, perché ha una complessità e una velocità di elaborazione tale da mettere in crisi le moderne tecnologie, per questo c’è bisogno non solo dello studio approfondito della mente ma anche di macchinari sofisticati che possano “vedere” all’interno del nostro cervello e permettino di poter elaborare dati in tempo reale, cosi ha concluso il dottor Rossi passando la parola allo psicologo Molinari Edoardo che ha voluto chiarire meglio com’è strutturata questa nuova disciplina, spiegando che è composta da più scienze che unite forniscono un buon metodo di analisi, ha continuato presentando queste scienze partendo da quella più vecchia, cioè la psicologia sperimentale, la quale si occupa dello studio di processo mentali, adottando metodi che permettono la comprensione, in casi particolari, della reazione di un cervello sottoposto a degli stimoli.

Per venire a scritture ben più sorvegliate, possiamo rilevare, come negli esempi che seguiranno, l’uso di virgole polivalenti (o splice), di un sovra-uso o usi estesi, sovraestesi o iper-estesi (per riprendere alcune delle definizioni del fenomeno); ma soprattutto di fenomeni di ripresa e di aggiunte di incisi tra parentesi o tra lineette (quest’ultimo un uso molto raro peraltro). Certo, la logica della frase è sempre meno serrata quanto più si avanza con l’enunciato e l’enunciato soffre di sovraesposizione cognitiva. Sono “frasi fuse” sulle quali, peraltro, è difficile intervenire, a livello didattico: occorre farlo con molta pazienza e con soluzioni non immediate e non univoche. Lo scrivente delega al lettore il compito di fare chiarezza e decodificare: vengono meno il senso ultimo della scrittura e la sua efficacia comunicativa. Sono problemi non solo e non propri della scrittura scolastica: la scrittura “a flusso” è molto diffusa, dagli usi professionali (pensiamo a certe memorie di avvocati) alla modalità trasmessa (cioè quella sempre più pressante su internet).

422, 2012-13, licei, saggio breve

Dunque, se i governi, i banchieri e tutti coloro che manovrano il capitale fossero realmente preoccupati per le sorti di milioni di famiglie che, giorno per giorno, sono costrette a fare i conti con i debiti e la disoccupazione, essi potrebbero riflettere riguardo alla possibilità di fare un passo indietro, cercando di risolvere il problema partendo dalla base (dagli operai e dai disoccupati, appunto), con una politica nuova, volta al contenimento degli sprechi (stipendi milionari, investimenti fallimentari) ed al trasferimento del capitale delle grandi imprese e dai manager che le fanno fallire – condannando migliaia di operai alla disoccupazione e percependo buonuscite milionarie come premio per le loro disfatte -, alle piccole aziende che, con un iniziale progetto a breve termine, atto a favorire la rioccupazione ed a contrarre il divario salariale tra impiegati ed imprenditori, potrebbero rimettere in moto l’economia.

2299, 2015-16, liceo scientifico.

Per permettere al turismo di svilupparsi e crescere bisogna quindi che lo Stato italiano formuli nuove leggi per limitare la costruzioni di case in zone periferiche, dove bisogna modificare il paesaggio magari tagliando boschi o altri tipi di vegetazioni, controllare meglio i permessi per le costruzioni di dighe, ponti, gallerie e come ultimo atto lo Stato italiano dovrebbe cercare di sensibilizzare la popolazione a rispettare il paesaggio e a limitare l’inquinamento, magari introducendo obblighi di utilizzo di solo macchine elettriche nelle città italiane oppure organizzando più incontri con le scuole italiane per cercare di sensibilizzare i giovani a rispettare il paesaggio che li circonda, perché se utilizzato e valorizzato in maniera corretta, esso può offrire una speranza per permettere allo Stato italiano di uscire dalla crisi economica.

Nel caso seguente ci avviciniamo a strutture accettabili. L’uso è discutibile, ma le riprese funzionano e laddove le virgole si allontanano di più dalla tradizionale accettabilità possiamo vedere funzioni di messa in rilievo («… in questo senso, quella riscoperta del pensare di cui si parlava sopra, può assumere…»)

2188, 2003-04, liceo classico, saggio breve

Naturalmente, come sostiene anche Bodei, in questo caso sul “Messaggero”, non può essere negato alla filosofia quello spazio di “meditazione solitaria” che ne costituisce la condizione preliminare, ma la riflessione individuale deve sempre essere comprovata attraverso la comunicazione, deve risolversi cioè in uno “spazio pubblico” e solo in questo senso, quella riscoperta del pensare di cui si parlava sopra, può assumere una valenza pienamente positiva, nell’ottica di un “ritorno” alle radici della propria essenza, che non coinvolga una ristretta cerchia di privilegiati, ma, insistendo sul “carattere pubblico” della filosofia (si veda a proposito l’articolo di Giorello sul “Corriere della Sera”), si traduca in risorsa straordinaria per la vita in comune.

Frasi lunghe e accumulative possono essere gestite con una certa efficacia, con una efficace incapsulatore anaforico, come nel caso seguente.

2130, 2003-04, liceo scientifico

Dividere in due la stessa anima, vedere nell’altro una proiezione di sé, riuscire ad interpretare anche i più languidi silenzi, saper condividere momenti di lacrime e sorrisi, riscaldare con un semplice abbraccio la freddezza di un giorno di malinconia, squarciare con pazienza un velo di amara tristezza, comunicare le gioie più intense, quelle che toccano il cuore, infondere coraggio, ottimismo nel cammino verso una scelta, tendere la mano a chi è convinto che, da un momento all’altro, il mondo intero possa crollargli addosso, offrire semplici ma dirette parole per trasmettere sostegno, sollievo, per rassicurare… ecco il dolce quadro che ritrae l’amicizia.

L’accumulazione può essere gestita con incisi:

1220, 2000-01, liceo scientifico

In conclusione, se non è esattamente questa l’Europa unita che ci si era prospettati agli esordi (con il mancato abbandono della sovranità nazionale), si potrebbe osservare, comunque, che Il fatto stesso che gli Stati membri si debbano adeguare a parametri comuni – i cosiddetti criteri di convergenza, come il contenimento dei tassi di inflazione e il mantenimento di un deficit di bilancio non troppo elevato – determina l’avvicinamento delle loro politiche (con tagli della spesa pubblica o diminuzione delle prestazioni dello stato in campo assistenziale) a un comune denominatore che dovrebbe essere lo standard europeo.

Sottolineiamo ancora il regresso di punto e virgola e due punti: nelle tremila frasi più lunghe ci sono 89 punti e virgola e 101 due punti (compresi quelli che introducono citazioni).

Nelle frasi più lunghe dunque possiamo dire che, quando sono meno sorvegliate, si alternano stili

  • dovuti a scarsa padronanza di coesione e coerenza
  • per accumulazione
  • per “flusso”
  • con uso iper-estensivo della virgola
  • con frequenti incisi tra parentesi o tra lineette.

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